Life 2.0: un messaggio di speranza e di impegno

Life 2.0: un messaggio di speranza e di impegno

“È stato smarrito un ragazzo di età compresa tra i 15 e 20 anni, indossa una maglietta azzurra.»

L’annuncio ha un tono serio e ben scandito, invece è lo scherzo di uno dei 50 ragazzi dello staff: a questa descrizione, infatti, può rispondere ogni ragazzo qui presente alla 15^ edizione di Life 2.0.
Tre giorni di divertimento, amicizia e sport a cui partecipano circa 400 ragazzi e ragazze da Verzuolo e Saluzzese. Tutti con la maglia azzurra dell’evento. Inizia venerdì, con una prima giornata di giochi sul tema della sicurezza stradale, poi si svolgono i tornei e la staffetta tra sabato e domenica. Ci sono 18 squadre, 20/24 ragazzi ognuna, che partecipano a tutte le discipline: calcio a 4, beach volley, tennis, tennis da tavolo e calcio balilla.

Life 2.0, questo il nome dell’evento, è promosso da segnal’etica, associazione di genitori nata nel 2003, che fa formazione sulla sicurezza stradale, obiettivo tristemente definito a seguito di un incidente in cui mancarono due diciassettenni. Life 2.0 è nato come evento commemorativo e gli sport scelti erano quelli preferiti dai ragazzi scomparsi. Si contavano 110/120 presenze: tutti partecipavano per ricordare i loro amici. Ma oggi è qualcosa di diverso: «Ora sono 400» contano gli organizzatori, «sarebbero anche di più, ma non abbiamo lo spazio per altri campi.»

Un evento di comunità

I giochi chiudono un anno di attività, che inizia a gennaio con un primo brain storming, aperto anche ad altre realtà del territorio. Il distillato di questo incontro diventa il tema della futura edizione di Life 2.0. Col supporto di due educatrici, Serena e Chiara, e di Alberto Botta, ultimo rimasto dei fondatori di segnal’etica, i ragazzi dello staff organizzano tutto il lavoro: gli slogan e la grafica per le magliette, l’attività di formazione nelle scuole che comprende sessioni pratiche di guida sicura (coinvolge circa 600 studenti) e l’organizzazione dell’evento finale ( Life 2.0.)
«Lo scopo è formare sulla sicurezza in modo diverso» spiega Michela Gullino «senza parlare di morte, divieti e minacce, ma partendo dall’esperienza diretta, la gioia, l’amicizia e il lavoro di squadra.»
Nel 2007 un altro incidente porta via altri due ragazzi di 12 e 14 anni. «All’inizio partecipavamo per ricordare i nostri amici. Dietro il divertimento c’era un lutto condiviso. Oggi, nello staff, sono l’unica rimasta a portare quel lutto. Ma, anche se il modo di sentire è cambiato, ha senso continuare perchè vedo che i ragazzi ci tengono e vogliono portare avanti il Life.»
La componente commemorativa rimane, non solo nelle attività didattiche. C’è sempre la Messa e, il  sabato sera, la cena è seguita da uno spettacolo o reading  che riportano storie di vita interrotte dagli incidenti o storie a lieto fine, di chi all’incidente è sopravvissuto ed è riuscito ad andare oltre. È un evento molto sentito da tutta la popolazione.
«Vogliamo che il territorio ci sostenga perché ci crede. Se non ci crede il territorio non ha senso farlo.» afferma Alberto, mentre spiega come quest’anno tutto l’evento sia stato finanziato da privati e sponsor, come Novacoop, partner già delle prime edizioni.

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C’è chi ha messo anche solo 5€, chi le reti, palloni e segnapunti, chi ha aiutato con i mezzi per spostare blocchi di cemento e sistemare la sabbia per il beach volley.
«Ho fatto da riferimento negli ultimi anni ma ormai sono i ragazzi a prendere le decisioni. Voglio lasciare tutto nelle loro mani, con il desiderio che continuino a creare attività generatrici di pensiero.»
Si può stare tranquilli, a giudicare dall’atmosfera generale di questa 15^ edizione, Life 2.0 è davvero in buone mani.
Una 15^ edizione raccontata via radio dai ragazzi di CoopAcademy che si sono formati con il progetto CooPlay, ed è riportata in questo articolo dai partecipanti al progetto Click Here! Che si è concluso proprio con questa bellissima esperienza. Quel che emerge da questi progetti, così diversi tra loro, è la comune necessità di costruire valore ed esperienza, un punto fermo su cui contare proprio nei momenti in cui sembra che la memoria e le cose non durino dall’oggi al domani.